Hair and Jazz

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Duke Ellington & his Cotton Club Band

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Siamo nel 1920, un pugile di nome Jack Johnson, apre il Club Deluxe, all’incrocio tra la 142ª strada e Lenox Avenue ad Harlem.  Dopo tre anni, nel 1923, il gangster Owney Madden diventa il proprietario del club e ne cambia il nome, COTTON CLUB.

Gli spettacoli del club riproducono l’immaginario razzista e discriminatorio, spesso dipingendo i neri come dei selvaggi in giungle esotiche o come DARKIES (schiavi di colore) nelle piantagioni dell’America meridionale. Il Cotton Club impone uno strano requisito riguardo alla carnagione delle ragazze del coro, che dovevano essere “alte, ambrate e fantastiche” (tall, tan and terrific), vale a dire alte almeno 160 cm, ” abbronzate ” e sotto i ventun anni d’età.

Duke Ellington doveva scrivere jungle music per un pubblico di bianchi e la sua orchestra ha  il ruolo di house band.

Il Club è uno stimolo per il “DUKE”, il DUCA che ha questo soprannome sin dall’adolescenza, per la nobiltà del suo portamento e per l’eleganza che trasmetteva quando suonava il suo pianoforte e anche nella sua vita privata. Immaginati di essere ” NERO” in una New York molto razzista, in un momento definito del proibizionismo e del divieto di commercio di alcolici, e tu sei costretto a riprodurre la musica con la tua ” JUNGLE BAND “, in cui prendi in giro e offendi il tuo popolo nero con spettacoli in cui si deve mettere in luce con mode pseudo esotiche e pseudo africane, che i neri sono persone semplici e ancora selvagge.

Ma Ellington è il DUCA, e il JAZZ in questo Club è fatto di orchestre, le chiamano Big Bands e in genere sono diciotto elementi, Duke spicca per la sua eleganza ed il Jazz è teatro e intrattenimento per i bianchi. Il ritmo incalzante di questo pianoforte e dei fiati è in contrapposizione con la pulizia di stile che tutta l’orchestra ha, i vestiti elegantissimi e i capelli lucidi, sempre perfetti e sempre cortissimi. Una espressione musicale, il Jazz, sin dalle prime esibizioni, caratterizzate dall’improvvisazione ed invece un look sempre super pettinato, pieno di brillantina, mai improvvisato e soprattutto elegante.

L’uomo nero è visto come un selvaggio, ma l’uomo bianco va nei Club ad ascoltare la sua musica e i suoi ritmi.

duke ellington

Duke Ellington e la sua orchestra sono belli e suonano tanto, ma non suonano in piccoli JAZZ CAFE’ che puoi immaginare in una New York di bettole e seminterrati, e no proprio no, perchè suonano in Club che sembrano teatri e sul palco sono neri ma non selvaggi. Sono pettinatissimi, eleganti e invece di lasciar liberi i capelli afro, tutti crespi, pieni di piccolissimi ricci tutti gonfi con una montagna di onde, i diciotto dell’orchestra sono pettinati, capelli corti da sembrare lisci e lucidi, sono all’altezza di te mio pubblico bianco, anzi sono più lisci dei tuoi capelli, perché il JAZZ è elegante e perchè sono un’orchestra e fanno musica dal vivo e perchè il jazz li lascia sentire liberi più dei capelli perché l’improvvisazione è arte. Il Club viene sfruttato da Duke, e se suonano live la cosa non si limita al pubblico presente. Il Club non solo da a Ellington fama nazionale attraverso le trasmissioni radio in diretta dal locale, ma lo aiuta a sviluppare il suo repertorio componendo sia pezzi ballabili per lo spettacolo, sia accompagnamenti, e gli effetti jungle che hanno dato la possibilità di sperimentare e improvvisare con arrangiamenti orchestrali di cui i complessi di questo periodo raramente potevano disporre.

Ellington registra oltre cento pezzi in questo periodo ” Black and Tan Fantasy e Black Beauty ” sono un esempio, ed il Club modifica leggermente la sua politica di esclusione del pubblico di colore secondo le richieste proprio del Duca, e grazie alla sua nobiltà ed eleganza ottiene quasi tutte le cose normali che un musicista può desiderare. Negli anni Trenta entrano altri membri fondamentali come Cootie William, Rex Stewart, Lawrence Brown, Juan Tizol ed in questo decennio Ellington comincia a rivolgere la sua attenzione anche al rapporto fra voce e strumenti musicali e soprattutto voci femminili.

La sua intuizione nel 1931 è quella di scritturare IVIE ANDERSON come cantante fissa, una cantante di ventisei anni che ha già esordito nei teatri ma senza mai aver proposte durature e dopo un anno incidono il primo pezzo insieme, ” It Don’t Mean a Thing ( if it ain’t got swing ). Ivie ha già alle spalle un’infinità di esperienze musicali con band minori, ma anche a teatro, dove si è imposta come showgirl. Un teatro musicale nero, che parte da Harlem, e proprio grazie a lei si impone e sviluppa in quel momento, un momento che sino ad allora era un mondo esclusivo dei bianchi.

Questa donna riesce ad impersonare Harlem e la rivincita degli afroamericani sul mondo della musica, che li vede ancora come elemento marginale e di contorno. Questa voglia di riprendersi il diritto di essere e di essere se stesse fa esplodere un cambiamento forte nella vita e nello stile della donna.

Immagina che improvvisamente tu, donna dalle lunghe chiome e dalle gonne lunghissime, decidi di tagliare i capelli con tagli corti se non cortissimi all’altezza dello zigomo o al massimo sotto l’orecchio, con pettinature piatte e onde super corte che definivano il viso, il collo e le spalle. Soprattutto le spalle sempre scoperte. Sono tre gli elementi caratterizzanti:

  • 1 CLASSIC BOB liscio e lineare che non supera le orecchie e con frangia corta a definire gli occhi, anzi a scoprire gli occhi.
  • 2 LE ONDE piatte chiamate finger waves che accarezzavano il viso con effetti più o meno lucidi.
  • 3 GIOIELLI NEI CAPELLI, dall’ headband ai fermagli.

Bob_classico

Immagina che improvvisamente tu donna decidi di portare la gonna cortissima, sopra le ginocchia, di indossare tessuti leggeri e morbidi, vestiti senza maniche e scarpe con i tacchi e di truccarti molto pesantemente il contorno degli occhi. Immagina che tu donna, bianca o nera non fa differenza, decidi di ascoltare musica ritenuta “proibita”, musica chiamata JAZZ. Pretendendo di fare cose normali e che uomini normali fanno, ma che sino a quel momento non ti era permesso. Immagina di bere e fumare nei locali, immagina addirittura di guidare delle automobili e di ballare, ballare, ballare e ancora ballare.

Immagina soprattutto di non essere più una “partner”, perché tu da quel momento sei una donna che non necessita più di un compagno e mentre ti scateni e balli da sola sulle note della musica Jazz, tu sei una FLAPPER.

Flapper_Harlem

Jazz, pianoforte, fiati, ballo, frangia corta, classic bob, onde piatte e flapper, ossia un uccellino che sta sbattendo le ali per imparare a volare… e ad essere libero.

“Il Jazz è libertà, improvvisazione ed eleganza, il Bob corto con frangia è libertà, precisione ed eleganza”.

Nel frattempo, il 23 settembre 1926, ad Hamlet nella Carolina del Nord nasce un bambino. Si chiama John Coltrane e nel 1963 incontra proprio Duke. Ma con il free jazz, comincia un’altra storia…

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