Hair and Electronic

Play (be)for Read

Siamo nel 1970, a Dusseldorf, in Germania. Due ragazzi e studenti del conservatorio, Ralf Hutter e Florian Schneider, decidono di creare insieme un gruppo con sonorità sperimentali e cosmiche che per molti critici musicali del tempo, viene definito genere KRAUTROCK.

Per la stampa inglese, che sta vivendo realtà come i Rolling Stones e i Led Zeppelin, il termine Krautrock è quasi denigratorio e offensivo per il tipo di qualità che questo rock progressivo trasmette. Nascono i KRAFTWERK e nel giro di 2 anni pubblicano Kraftwerk 1 e Kraftwerk 2, con delle sonorità che però sin da subito cominciano ad essere accompagnate da strumenti elettronici.

Siamo all’inizio degli anni settanta, siamo nel pieno di distorsioni elettriche, di massima rivoluzione estetica, di libertà di arte e di capelli lunghi, anzi lunghissimi.

Kraftwerk – The Catalogue

Siamo nel mondo ancora ricco della rivoluzione degli anni sessanta, nell’agosto del 1969 si era appena svolto Woodstock, un teatro dove l’essere donna e l’essere uomo non era così definito e dove il senso estetico era soprattutto svestirsi. Non tagliarsi i capelli, invece, era il modo attraverso il quale tutti i giovani volevano esprimere libertà e musica. Nello stesso periodo però due studenti del conservatorio di Dusseldorf sperimentano i ritmi sintetici, i suoni crudi ed elettronici.

Prova a immaginare che per tua fortuna tra il 1969 e il 1970, decidi di fare un bel viaggio itinerante, da Londra a Roma, un viaggio ricco di fermate e di tappe musicali.

Immagina di passare giorni interi a Londra ascoltando il rock e le totali influenze blues con le distorsioni psichedeliche del rock, di ritrovarti in locali infiniti fatti di minigonne, capelli lunghi e folti, vestiti colorati. Immagina infine che per tua fortuna ti ritrovi a Londra il 5 Luglio del 1969, incuriosito dal rumore proveniente da Hyde Park, dove c’è un concerto gratuito dei Rolling Stones. Balli e ti droghi nell’estasi generale di un rock and blues tra lunghe trecce, lunghissimi ricci e colori brillanti.

Il tuo viaggio continua e per arrivare a Roma nel 1970, passi per Sest, Germania Occidentale. Qui conosci persone che ti portano in un locale dove suonano i Kraftwerk, ti guardi intorno e i capelli sono sempre lunghi, ma con un altro stile. Sono tante le giacche di pelle nera e il sound è meno blues. Per te è qualcosa di indefinito, il suono è crudo e distorto e vedi per la prima volta degli strumenti mai visti prima. C’è una batteria, una chitarra e persino un flauto traverso, ma il ritmo ha battute “TECHNO” ed è proprio lì, nel primo concerto ufficiale dei Kraftwerk , grazie al loro senso estetico e alla loro fame di scoprire percussioni nuove e più dure, che riesci a capire come l’elettronica del suono possa avere comunque un sound e soprattutto un ritmo. Tanto soul.

Dopo il primissimo concerto però i tagli sono evidenti, il suono ha bisogno di una carica elettronica e innovativa e paradossalmente, più decidono di sostituire gli strumenti del rock con sintetizzatori e computer, più il loro look cambia.

Il sound è più elettronico, i vestiti derivano in giacca e cravatta e le giacche di pelle si perdono, i capelli sono più corti e pettinati, come il sound, che così crudo perde le influenze del progressive rock e i sintetizzatori e le drum machine esplodono nel loro suono.

Finalmente arrivi a Roma raccontando di tutte le tue esperienze di viaggio, di tutti i tuoi concerti di quella Londra floreale e dei tuoi amici capelloni e rivoluzionari, ma spesso ripenserai a quel concerto di Sest e comincerai a chiederti perché, nel giro di 4 anni, i Kraftwerk suoneranno in tutta Europa e negli Stati Uniti. Sempre più elettronici e sempre più esteticamente ordinati, puliti e pettinati con i capelli che arriveranno a sembrare capelli di un manichino, anzi quasi di un ROBOT.

Nel 1974 mentre passeggi nel centro città e mentre pensi a quel viaggio di qualche anno fa, entri per caso in un negozio di musica e in vetrina vedi un album, un disco dal nome “AUTOBAHN”, la svolta discografica dei Kraftwerk.

Autobahn segna l’inizio globale della musica elettronica dei Kraftwerk e soprattutto i testi diventano inglesi e tedeschi e nel corso degli anni, saranno tradotti in tutte le lingue del mondo. Questo album sarà il conduttore di tutti i più grandi musicisti di musica elettronica, sarà la massima ispirazione per questo genere di musica.

Sempre più crudi nei loro suoni, sempre più techno e penetranti e sempre più con i capelli perfetti e corti, come un musicista d’orchestra di musica classica, appena tagliati e precisi come ogni nota che mette in ordine una dietro l’altra per creare il suono perfetto. I Kraftwerk sono un miscuglio perfetto di suoni ordinati e puliti sempre nuovi, si vestono sempre uguali e sono 4 elementi che formano uno unico, estetico e sonoro.

I kraftwerk sono un viaggio elettronico in un’estetica perfetta, pulita ma armoniosa.

Nella musica classica, oltre l’orchestra vestita tutta uguale, possiamo immaginare un maestro spettinato che con i capelli lunghi dirige e agita le mani e la sua lunga chioma, a rompere in ogni singolo strumento l’omogeneità dei musicisti. Esattamente come la grafica irrompe nei quattro di DUSSELDORF.

La grafica delle copertine degli album è curatissima e rappresenta in pieno il loro suono, ma soprattutto sono tra i primi che sviluppano una grafica video nei loro live, sconvolgendo quella omogeneità estetica di loro 4 sempre vestiti  e pettinati uguali. I loro video spesso riproducono immagini in loop con la stessa sequenza, un rito ipnotico, perfetto e distorto che segue il suono con incalzante intelligenza sonora e visiva.

Come nell’orchestra classica, i Kraftwerk sono l’orchestra e i Video sono il maestro d’orchestra, un duo innovativo con la staticità e la perfezione estetica e sonora da una parte e l’improvvisazione e lo spettinato movimento visual dinamico dall’altra.

Paradossalmente la musica elettronica ha molti elementi uguali alla musica classica. Basta pensare alla cruda armonia di legare i suoni, spesso in contrapposizione, così come tra i tantissimi  “DUO” che si sono formati nell’elettronica dove troviamo sempre un elemento più pettinato e coi capelli corti, mentre l’altro avrà i capelli lunghi e sarà molto rock e molto visibile nell’inseguire i beats e i bassi. Tutti nati ed evoluti grazie all’evoluzione dei suoni dei Kraftwerk.

Ne sono esempi gruppi super attuali e sound elettronici e dance degli anni 80 e 90.

Prova ad ascoltare ” OHM SWEET OHM ” e  sovrapponi la traccia   ” LEAVE HOME ” dei  CHEMICAL BROTHERS album del 1995. THE CHEMICAL BROTHERS sono il duo che più rappresenta la continuità del suono elettronico nato dalle influenze dei Kraftwerk.

EXIT PLANET DUST è l’album che  ha fatto da apripista al duo di Manchester per diventare la band di musica elettronica più innovativa del fine millennio, con influenze hip hop, rock e rave sound ma talvolta anche punk.

I The Chemical Brothers sono due ex studenti della facoltà di storia dell’Università di Manchester, coi capelli corti corti uno e lunghissimi l’altro. Questi due suonano un’elettronica mai scontata. Tornare a Londra per un viaggio con amici, nel 1997, per ritrovarti al Brixton Academy durante un concerto dei Chemical Brothers, ti emoziona.

La magia è ascoltare la miscela di generi e le influenze sonore mixate con perfezione e innovazione.

Il loro suono ti porta a crescere nell’attesa dell’estasi dance e sul più bello si ferma ed entra un sound spiazzante, che però è perfetto. Nel suono crudo ed elettronico duro, entra una chitarra classica con voci leggere e visual live video penetranti. Dal vivo è un muro di computer e strumenti elettronici, cavi e fili orchestrali con alle spalle una testa dai capelli lunghissimi che si muovono come quelli di un cantante heavy metal. Con a fianco una testa pulita e ordinata quasi robotica, immobile.

THE ORB è un altro  duo, anche loro  britannico, che nella fine degli anni 80 furono i primi ad aver pubblicato e suonato musica ambient house con una elettronica più calda e con influenze della DUB, dei Kraftwerk e persino del Reggae.

APHEX TWIN  capelli lunghi , stile anni 70 , è il Neil Young della musica elettronica sia esteticamente che nelle sonorità. Il suono è elettronico ma  con suoni ambient techno,acid house ed improvvisamente anche con l’aggiunta di archi. Anche lui britannico.

Sono solo alcuni esponenti della musica elettronica che hanno ascoltato tanti dischi dei Kraftwerk e che oggi troviamo in generi anche lontani da questo suono. Ascolta LCD SOUND SYSTEM, “Get Innocuous” e rimarrai impressionato come anche un singolo IndieRock abbia trovato ritmi Kraftwerk fatti in ” The Robots” e per riderci sopra ascolta persino i COLDPLAY, con il famoso “Talk”, dove secondo me hanno proprio ripreso COMPUTER LOVE.

Nello sviluppo della musica elettronica, della house o techno, ascolta e guarda, paradossalmente tutti i DJ sono con capelli cortissimi e puliti nel sound crudo e dance o capelli lunghissimi stile rock o metal anni 70, quelli con battute più sporche, distorte  e con più beats.

LA MUSICA ELETTRONICA E’ L’ESTREMITA’ DEL SUONO E DELLE BATTUTE

I CAPELLI LUNGHISSIMI E CORTISSIMI SONO L’ESTREMITA’ DEL GUSTO E DEL SENTIRSI LIBERI NEI DUE ESTREMI 

ENTRAMBI AMANO L’ESTETICA GRAFICA E SONORA

Una risposta

  1. Grazie Fabio molto interessante seguire i tuoi parallelismi fra stile, acconciatura e musica. Il rapporto e’ biunivoco e mentre ti leggevo non ho potuto non pensare ad “Almost Cut My Hair” dei CSNY… Sarebbe bello se potessi postare direttamente i mix con le sovrapposizioni che proponi… oppure se e’ facile come sembra suggerire come fare a sentirli contemporaneamente (sicuramente sono io che sono scarso in materia 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Kraftwerk

it Italian
X